I BAMBINI SONO TUTTI UGUALI

Pubblicato il da mariella s

 

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Sono stata costretta da un articolo di Vanity Fair apparso sullo scorso numero.

 

Ma in realtà erano mesi che pensavo di scrivervi qualcosa su questo argomento che mi sta tanto a cuore.

 

Poi Tiziana Maccio’ ha scritto il pezzo sui bimbi in cerca d’amore che talvolta sembrano piccoli pacchi.

Ho letto con molto interesse e ho ritrovato nelle sue parole gli stessi sentimenti che mi avvolgono tutte le volte che vado a trovare mio fratello e mia cognata a Napoli.

 

Mia cognata e sua madre, da anni gestiscono a Napoli una comunità che accoglie bambini che vengono allontanati dalle famiglie originarie, perché hanno alle spalle storie di droga, di abbandono, di delinquenza e di violenze subite.

 

Da molto tempo  con responsabilità e tanto amore si occupano di loro, aiutandoli materialmente e psicologicamente (è mia cognata la psicologa) e sostenendoli nel cammino che è da fare per recuperare se possibile il rapporto con la famiglia o accompagnandoli verso l’affido e successivamente l’adozione.

 

Non è molto facile, i piccoli arrivano molto spaventati e pieni di fobie e spesso, se alle spalle c’è una storia di violenze, con il terrore di farsi avvicinare.

 

Ci sono bimbi che rifiutano ogni contatto con gli altri, e tutti proprio tutti cercano la loro mamma, per prima cosa, appena avvertono di essere in un nuovo posto.

 

Mi è capitato di essere presente quando hanno accolto una bambina.

 

Laura (non è il nome reale) è una bimba di tre anni che il Tribunale Dei Minori ha affidato temporaneamente ad un istituto di suore di Napoli, nell’attesa che si trovi la casa famiglia giusta.

E’ stata prelevata in piena notte dall’assistente sociale e dai Vigili Urbani mentre i genitori se ne davano di santa ragione sotto l’effetto di alcool e altro…

Loro finiscono al carcere di  Poggioreale, la bimba dalle suore.

Quando quel mattino arriva la telefonata sono presente e mia cognata mi chiede se voglio andare con loro a prenderla.

Io sono pronta e le seguo.

Arriviamo e per prima cosa raggiungiamo l’assistente sociale nel suo ufficio e lei ci fa accomodare mentre manda una suora a prendere la bambina.

 

Arriva questo scricciolo biondo con immensi occhi azzurri, tenuta per mano dalla suora, non sembra spaventata ma stringe forte a sè un passeggino rosa dove siede una piccola bambola bionda.

 

La suora ce la consegna così, la bimba non ha altro oltre quello che indossa, nemmeno  il giocattolo è  suo ma uno dei giochi dei bimbi delle suore che nell’istituto hanno anche un asilo, ma lei non lo lascia nemmeno per un attimo e lo porta via con sè.

 

Mia cognata sbriga tutte le formalità burocratiche mentre sua madre, con grande dolcezza si avvicina alla piccolina e le sussurra di andare via con loro mentre la  abbraccia.

 

Lei la guarda e le chiede se andiamo dalla sua mamma ed io noto nello sguardo della donna tanta consapevolezza;  sa che  tutti i bimbi sono uguali e fanno  tutti  la stessa domanda.

Continua ad accarezzarla e  la consola dicendole che vedrà la mamma appena possibile, ma che ora andrà con loro nella sua nuova casa dove troverà tanti bambini che la aspettano.

 

Laura si convince e ci segue.

 

Noi andiamo via in macchina e noto come non si guardi indietro ma incuriosita mi osserva a lungo, io le sorrido e lei continua a guardarmi mentre mi stringe forte la mano, a me perfetta sconosciuta.

 

Mi dicono che è normale questo, perché sono i bimbi che ci scelgono, e il cuore mi batte forte e mi fa male…

 

Lei entra in casa e cerca la mamma,  non trovandola scoppia in lacrime.

 

Gli altri bimbi la accolgono con affetto e le portano i loro giochi per cercare di farla calmare; noi a turno le parliamo, e soprattutto la madre di mia cognata si occupa di calmarla,

La distrae cercando nuovi vestitini per lei, le regala giochi nuovi.

Lei cerca me per aprirli ed io mi accovaccio a terra con lei e apriamo insieme i doni.

 

Il lavoro  vero della casa famiglia comincia in quel momento, dall’accoglienza, nel renderla partecipe ad ogni attività quotidiana, e nella ricerca del raggiungimento della sua serenità.

 

In quei due giorni che sono stata con loro ho assistito all’ambientamento della piccola, cercando di non essere troppo vicina e guardandola da lontano, perché non volevo si legasse a me che sarei partita presto e questo le avrebbe fatto ancora più male.

 

Sono andata via senza salutarla, e le ho lasciato un pezzettino del mio cuore.

 

Vi ho raccontato questo perché è indicativo della loro sofferenza, ma anche di come queste case famiglia si pongono nei confronti di questi piccoli.

 

Le piccole donne di casa La Nuvola, hanno accolto molti bambini in quasi 15 anni di attività.

Questi bambini sono stati seguiti come figli, a scuola come a casa, vivendo con loro giorno e notte.

Hanno avuto bimbi anche con problemi di handicap fisici e psicologici.

In questo caso le educatrici hanno anche la possibilità di scegliere la coppia affidataria così come accade quando il ragazzo è ormai adolescente.

 

La maggior parte di loro sono stati poi affidati ad altre famiglie e seguiti anche dopo, per verificare che la scelta fatta dal Tribunale dei Minori  sia stata quella giusta.

La scelta della nuova famiglia, quando il Tribunale dei Minori dà il via libera è la parte più difficile.

 

Le educatrici  hanno più voce in capitolo sui tempi tecnici del passaggio e, quando il bambino non riesce a legare con la nuova famiglia affidataria, possono intervenire in maniera netta.

 

Mia cognata è una lottatrice e conosce i suoi piccoli benissimo.

 

Studia a fondo le famiglie scelte per l'affido, le conosce, chiede a loro di partecipare alla vita della casa famiglia e di essere onesti, per amore del bimbo.

E’ un lavoro che svolge con cura e meticolosità non risparmiando nulla di se stessa.

 

Solo quando tutte le sue domande hanno avuto le risposte e tutti i dubbi si sono sciolti, riesce a sorridere.

 

Per questo motivo, oggi scrivo.

 

Perché CASA FAMIGLIA LA NUVOLA è in pericolo.

 

La situazione a Napoli è in piena emergenza.

Si prevede che entro la fine di novembre quasi 1500 bambini rimarranno senza casa.

Gli operatori sono allo stremo non ricevono pagamenti da più di un anno.

I servizi che assicurano non ricevono più finanziamenti.

 

 Da  tempo i fondi che lo stato dovrebbe dare alla Provincia di Napoli, per aiutare tutte queste associazioni che si occupano dei più deboli, sono stati tagliati.

Oppure sono stati sprecati altrove, ad esempio sia gli stanziamenti del 2006 e del 2007 non sono mai arrivati a quella che doveva essere la loro destinazione.

 

La Provincia è senza fondi, il Comune di Napoli non ha risorse per le comunità.

Il Welfare napoletano sta saltando.

 

 A queste strutture non arriva più un soldo.

Loro  hanno continuato a lavorare, prima usando i  loro risparmi,  poi chiedendo dei  prestiti alle banche  perche’ i Tribunali svolgono il loro lavoro come sempre e i bambini continuano ad arrivare.

Erano stati fatti degli accordi con un istituto di credito perchè il Comune di Napoli lo scorso anno aveva pagato degli arretrati e aveva accettato la proposta delle associazioni per la  stipula  di una convenzione triennale con la banca.

L’accordo è saltato perché il Comune non ha pagato altro e l’istituto di credito non ha più elargito i finanziamenti;  ora si è allo stremo.

Il sogno di creare a Napoli la città all’avanguardia per l’assistenza ai più deboli sta svanendo.

 

Ed io penso ogni giorno a quei bambini, perché loro sono la realtà che conosco meglio.

 

Penso ai piccoli che da tempo sono stati accolti in famiglia, perché la loro situazione non è stata definita da sentenze e continuano a vivere e a crescere in quella che per loro è la loro casa.

 

Sento la stanchezza per le difficoltà che aumentano sempre più, presente nella voce di quelle donne e Jo la mia preferita,  è stanca e sfiduciata, sta lottando strenuamente ma anche le leonesse qualche volta rallentano.

 

E’ preoccupata ma attiva come sempre.

 

Io non voglio che il sorriso luminoso che si accende in lei ogni volta che mi parla dei suoi piccoli e del futuro che lei e sua madre e tutte le persone che lavorano per loro, sono riuscite a donare, si spenga.

 

Il mio piccolo contributo è tutto qui, in queste parole che ho scritto,  in queste piccole emozioni che vi sto trasmettendo.

 

Le parole, quando arrivano al cuore, smuovono le montagne.

 

Ed io sono qui a cercare le vostre e i vostri consigli.

 

 

 

 

IL FILE ROUGE CON X-FACTOR E': SI CONTINUA A COMMENTARE SUL VECCHIO POST

 

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cattivik 10/31/2011 23:04



 


Talvolta siamo così induriti ed assuefatti che non è semplice che le parole ci arrivino al cuore.


Seduti nei nostri salotti assistiamo a terremoti, inondazioni, carestie, disgrazie....


certo, ne rimaniamo colpiti... ma il pensiero stringente va magari ad un nostro famigliare ricoverato per appendicite.


E finché non è nostro figlio ( per chi ne ha ) ad essere estratto cadavere dalle lamiere di un auto, i terribili dati degli incidenti stradali, tutto sommato, passeranno come numeri tragici sì,
ma non fino al punto da maledire l' esistenza delle automobili ed il fatto che corrano così veloci.


L' esperienza che racconti, se non in maniera primaria diretta, è tuttavia vissuta sulla pelle: per questo le parole del post guizzano vive.


Meno slancio nei commenti seguenti: in parte per le grandi difficoltà di collegamento ( passa la voglia e ispirazione del momento  ) in parte perché sono talmente tante le realtà che non
funzionano che non si sa più da che parte guardare.


Tutto sommato, rispetto a questi bambini che cercano amore, risultano più penalizzati bimbi che cercano semplicemente di sopravvivere.


E ce ne sono a milioni.


Che posso fare io, che già fatico a tirare avanti la mia famiglia ?


Moglie, genitori rimasti, fratelli , parenti … il cane … la casa, le bollette, l' affitto ….c'è ne sempre una.


Problemi.


Come tutti: chi più, chi meno.


Se non vivessi lo sfogo di una partita a tennis, di una serata trascorsa con gli amici, una passeggiata con la consorte, una stravaccata sul divano guardando la tv, un giro sul computer,
probabilmente nemmeno mi accorgerei di godermi la vita.


E crollerei.


Non significa sbattersene i coglioni della “società”, se così si può dire.


Ma nemmeno esagerare col farsene carico.


Anche dal punto di vista emotivo.


Porca troia, le tasse le pago: possibile che ci debbano essere ( ed esserci stati ) così tanti sprechi, così tante mangerie, così tante inettitudini, così tante differenze, così tanti parassiti,
che nemmeno si riescono più a garantire servizi essenziali e indispensabili come possono essere le case famiglia?


Per non scrivere di tutto il resto.


Banalmente posso dire che è assurdo che nello stesso tempo possano convivere persone andate in pensione a 40 di età, altre che hanno lavorato 40 anni e ancora devono aspettare, altre ancora che
per pochi anni fatti al parlamento si pippano migliaia di euro al mese di buon riposo.


Com'è triste pensare a bimbi o feti a dir si voglia che verranno abortiti mentre altri verranno disperatamente tentati di essere messi al mondo; o di fanciulli che sotto l' albero troveranno
grandi pacchi dono e di altri che saranno loro stessi utilizzati a mo' di pacco.


E senza garanzia di trovare un tetto.


Figuriamoci l' amore.


Consapevole che questo mio commento non cambierà un cazzo alla vicenda descritta porgo affettuosi saluti a tutti.



mariella s 10/30/2011 09:59



Ciao Anna, sono a casa perchè domani lavoro purtroppo.


Ti abbraccio cara e buona domenica.



Anna 10/29/2011 19:26



Bellissima la canzone di Jovanotti, ed è vero è per loro che dovremmo fare tutto...


Io scriverei...


Buon week end, spero tu sia potuta andare dai tuoi!!


Baciii



mariella s 10/29/2011 14:20



Si Ale, è vero.


Solo che sul Welfare napoletano ci avevano cantato in tanti dall'alto del loro scranno.


Poichè la situazione dei ragazzi napoletani nei quartieri a rischio fa sempre eco, i cantori si erano divertiti, per il loro tornaconto elettorale, lanciando come al solito proclami sul futuro
roseo dei giovani e di come i fondi che sarebbero arrivati sarebbero serviti per un progetto che avrebbe portato Napoli come esempio per tutta Europa.


Infatti, oggi tra "monnezza" e disagio sociale l'eco in Europa c'è, eccome!


 


 


 



Alessandra1966 10/29/2011 11:41



Non sta saltando soltanto il wefare napoletano, sta saltando il wefare italiano, te lo dico io che ci lavoro.


Da noi i finanziamenti sono congelati dallo scorso anno, niente più soldi per niente.


Per niente di quello che conta, intendo.