CORREGGO: IERI NON E' STATA UNA BELLA GIORNATA

Pubblicato il da mariella s

 

Sono stata poco profetica, e ora per rimediare lascio l'editoriale che Calabresi ha scritto come fondo pubblicato su La Stampa di oggi.

 

 

 

Perché succede solo qui

MARIO CALABRESI
Ieri in 951 città di 82 Paesi del mondo sono scesi in piazza cittadini di ogni età, ma soprattutto giovani, per protestare contro un sistema economico che si preoccupa di salvare le banche prima dei cittadini. Sono i cosiddetti «Indignati», che hanno preso il nome dai manifestanti spagnoli che in primavera hanno occupato la Puerta del Sol a Madrid per denunciare la disoccupazione crescente, la precarietà dilagante e i privilegi della casta economica e di quella finanziaria.

La protesta ha fatto proseliti e in queste settimane i riflettori si sono concentrati a New York sugli «occupanti» di Zuccotti Park, una piazza poco lontana da Wall Street, dove è stato costruito un piccolo accampamento che intende contrapporre l’uomo della strada, che soffre la crisi, ai broker della Borsa che sono tornati a prendere bonus milionari. La mobilitazione americana non è mai sfuggita di mano e, di fronte alle accuse del sindaco di sporcare e deturpare, gli occupanti si sono messi al lavoro per lavare e pulire.

Poi ieri c’è stata la prova mondiale di un movimento che sta raccogliendo la comprensione di giornali, televisioni, comuni cittadini, politici e perfino di banchieri.
In 950 città le manifestazioni sono state assolutamente pacifiche: colorate, rumorose ma ordinate.
In una soltanto si è scatenata una violenza spaventosa e senza freni: a Roma. Anche ieri abbiamo mostrato al mondo un’anomalia italiana.
Anche oggi ci tocca vergognarci.

Mentre a New York i ragazzi indossavano distintivi pacifisti ed erano armati solo di scope e spazzoloni per pulire, da noi indossavano caschi e erano armati di bombe carta.
La colonna sonora a Manhattan è quella del tamburino che suona i bonghi (e il dibattito tra le tende è se debba fermarsi dopo pranzo per non disturbare chi riposa nelle case vicine) o dei buddisti che pregano ripetendo «Om». L’odore è quello degli incensi di attempati figli dei fiori.

La nostra colonna sonora invece, come troppe volte nella storia italiana, è quella delle sirene dei blindati di polizia e carabinieri, dei rotori degli elicotteri che sorvolano gli scontri e delle esplosioni, mentre l’odore è quello acre dei lacrimogeni o del fumo delle auto incendiate.
Perché è accaduto a Roma, perché è accaduto solo da noi, perché alcune migliaia di ragazzi che volevano solo la guerriglia sono riusciti a prendere in ostaggio una città, un movimento nascente e a distruggere ogni possibilità di mobilitazione pacifica e fruttuosa?
Perché l’Italia si ritrova ancora prigioniera della violenza e degli estremisti? Perché siamo sempre condannati a veder soffocare le spinte per il cambiamento tra i lacrimogeni?

Penso spesso al nostro destino beffardo: da questa parte dell’Oceano le proteste del ‘68 si sono trasformate nel terrorismo o negli scontri del ‘77, uccidendo non solo uomini ma anche idee e ideali. Dall’altra parte la violenza non ha vinto e il movimento che sognava di cambiare il mondo è riuscito a farlo inventandosi le energie alternative o la Silicon Valley: al posto dei leader dell’Autonomia l’America ha avuto Steve Jobs, che faceva uso di droghe ma le sue visioni erano futuristiche e non apocalittiche.

Da noi accade ancora perché non abbiamo mai preso (uso il plurale perché dovrebbe farlo la società tutta) le distanze in modo netto e definitivo dalle pratiche violente. Perché siamo i massimi cultori del «Ma» e del «Però», che servono a giustificare qualunque cosa in nome di qualcos’altro. Per guarire dovremmo eliminarli dal vocabolario. Smettere di relativizzare la violenza perché, a seconda dei tempi, a giustificarla c’è il regime democristiano, quello berlusconiano, l’alta velocità o qualche riforma indigesta.

Milioni di italiani sono indignati dalla nostra classe politica, dalla lontananza che chi ci governa mostra verso i problemi reali dei cittadini, e dalla mancanza di investimenti sul futuro dei giovani. Ma non per questo pensano di scendere per strada a bruciare l’auto del vicino e non per questo sono meno indignati, arrabbiati o sfiniti. Di certo considerano quei manifestanti dei vandali e dei criminali, che non conoscono il valore del rispetto e non hanno mai faticato per guadagnarsi da vivere.

Ora la rabbia è grande, ma state sicuri che tra tre giorni quando le forze dell’ordine avranno identificato alcuni di questi ragazzi e un magistrato li indagherà, allora si alzeranno voci pronte a difenderli, a giustificarli e a mettere sul banco degli imputati giudici e poliziotti colpevoli di non capire e di essere troppo severi. Ma la democrazia si preserva difendendo la convivenza e il diritto delle migliaia che volevano manifestare pacificamente, non schiacciando l’occhio agli estremisti.

Tutto questo da noi accade però anche per un altro motivo: perché la nostra malattia è la mancanza di un pensiero costruttivo. Se ripetiamo continuamente ai giovani che non c’è futuro ma solo declino e precarietà, se li intossichiamo di cinismo, scenari catastrofici e neghiamo spazio alla speranza, allora cancelliamo ogni occasione per una spinta al cambiamento. Ai giovani allora restano solo due possibilità: un atteggiamento di rassegnazione e di apatia che trova riscatto momentaneo solo nello sballo degli Happy Hour (le ore del lungo aperitivo che dal tramonto si trascina fino a notte fonda) o un atteggiamento di rottura. Perché se si dice che nulla si può costruire, allora non resta che la pulsione a sfasciare e distruggere.

Una sola speranza ci resta ed è legata a quei giovani che non ascoltano, che si tappano le orecchie di fronte ai discorsi improntati al pessimismo e che nel loro cuore sognano e sperano. Ce ne sono ben più di quanto si possa immaginare e molti erano in piazza ieri: li abbiamo visti battere le mani a polizia e carabinieri, li abbiamo visti provare a cacciare dal corteo gli incappucciati, li abbiamo visti piangere di rabbia. Ragazzi, il futuro è vostro se imparate subito a rifiutare la violenza, a non tollerarla mai, a isolare chi la predica e la mette in atto, a denunciarla il giorno prima e non quando ormai il corteo è partito. Il futuro esiste se ve lo costruite con speranza e tenacia e se non ve lo fate scippare da chi non crede in nulla.

 

 

 
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Cattivik 10/19/2011 01:00


Care ragazze, uno dei motivi per i quali ultimamente fatico a scrivere su fatti di attualità è che talvolta mi sembra di capitare in discorsi da “ bar. “
Non che li sottovaluti: ma ne vivo epidermico la sensazione di tutti i limiti .
Nello specifico di questi commenti eccoci così passare facilmente dai fatti di Roma, alle Brigate Rosse, al caso Giuliani, alle forze dell' ordine ecc ecc.
Vero: ci sono spunti interessanti.
Altri meno: le solite cose note.
Ma che alternative abbiamo?
Già spendiamo parecchio tempo sul computer: ne vogliamo aggiungere altro per approfondire?
Ma le nostre vite non passano solamente attraverso questo mezzo.
Inoltre il rischio di appesantire il tutto è grande.
E' uno dei motivi per i quali non amo addentrarmi nelle recensioni di film o libri: me li godo quando li vedo. O li leggo.
E poi non trovo più il desiderio di spingermi oltre.
A parte qualche cenno o citazione.
Sarà il retaggio scolastico: mi annoiavano tutte quelle analisi su brani od autori.
All' epoca preferivo decisamente i più immediati fumetti.
Ribadisco: trattasi di Blog.
E non tutti gli autori si chiamano Calabresi.
Anche se, alle volte, rispetto a certi giornalisti ingessati o di smaccata fazione, risulta più piacevole leggere commenti scritti con sana pancia da scribacchini dilettanti.
La parte più divertente e attrattiva è il fatto di conoscerli: non si chiamano Tizio Caio e Sempronio ma Veru, Mariella, Paola, Aldamar, Arnika, Bri e compagnia bella.
Con la tartarughina Anna che ogni tanto mette fuori il crapino.


Cattivik 10/19/2011 00:03


Grazie per l' aiuto Veruska: cominciavo a non capirci più niente del mistero Mammapupe.
Purtroppo, come già scritto, ho grandi difficoltà ad entrare nel Blog.
E non mi posso permettere troppi giri esplorativi.
Una volta pigliato il post capolista cerco di non mollarlo: basta un attimo per far saltare nuovamente la linea.
Così mi sono perso gli ultimi aggiornamenti del precedente.
Per quanto concerne i “ Veru “ avendo appena scritto “ timori “, intendevo appunto “ il timore di Veru” visto che Mariella aveva gettato tale ipotesi sul piatto.
Da parte mia non ho buon rapporto con la casella di posta elettronica: non scrivo mail; non ricevo mail.
Solo qualche rara pubblicità.
Grazie al fatto che il mio indirizzo circola pochissimo; se non niente.
Se proprio devo spettegolare lo faccio possibilmente all' interno di luoghi visibili a tutto il gruppo di riferimento.
Come ho fatto diverse volte.
Consapevole che la persona citata abbia buone possibilità di leggere.
Insomma, nessun soggetto delle frequenze di Blog possiede il mio recapito mail: tarocco pure dal Direttore.
Comunque non rappresento oggetto misterioso: conoscete molte cose su di me.
Se a suo tempo qualcuno mi avesse insegnato ad immettere fotografie sarebbero state ancor di più.
Ma regnava il terrore che potessi immettere qualcosa di perverso.
Il mio didrè?


mariella s 10/18/2011 22:31


La frangia malsana c'è Veru e come dicevi tu dal Dir, c'è il buono e il cattivo ovunque, in ogni categoria.
Il male è presente, fa parte di noi; però veniamone fuori da questo male;
la categoria di cui io parlo lo sta combattendo dall'interno e senza aiuti; noi cittadini possiamo combattere ogni giorno, denunciando.

L'intervista di cui parli la ricordo, ma non solo quella, anche quella della sorella di Cucchi da Fazio.
O la mamma del ragazzo italiano che è stato ammazzato dai poliziotti in Francia, in questo momento mi sfugge il nome.

Anche io non so come spiegare la decisione di quel ragazzo, posso solo pensare che il terrore e il panico gli abbia impedito di ragionare.

Io stessa non saprei come comportarmi di fronte ad un evento che potesse mettere a repentaglio la mia vita o quella dei miei cari e quale scelta potrei fare.

Lucidamente non risponderei mai alla violenza con altra violenza, ma in un caso limite?
Non so davvero...


veru 10/18/2011 22:22


Ecco sarà che non credo molto alla faccenda del "ragazzo impaurito".(Paola utilizzo la tua espressione perchè rende l'idea).
Molti quel giorno da una parte e dall'altra erano in piena adrenalina.
Poliziotti carabinieri allo sbaraglio che non connettevano manco più.
Certo non per colpa loro.
Ma a chi da dietro li ha manovrati.
Non so ma di quel giorno non salvo nessuno nè da una parte nè dall'altra.
Ma non è una questione di capire o meno.
Si tratta di una chiave di lettura che inevitabiolmente è diversa in ognuno di noi.


veru 10/18/2011 22:15


Mi intrometto.
Personalmente credo che quel giorno la violenza gratuita di certi e sottolineo certi poliziotti non sia stata meno vergognosa della violenza dei giorni nostri che stiamo tutti contestando.
E' un po' come quando senti ad esempio raccontare di casi come quello di Stefano Cucchi.
Cè non si può negare una frangia anche nelle forze dell'ordine malsana che va a scapito della categoria (cui condivido profondamente il post in cui tu Mariella ne parli).
Credo che il giovane poliziotto sia stato contestato perchè invece di mirare la testa non ha mirato alle gambe.
Evitando così una morte.
Non lo so.E' veramente difficile.
Sicuramente quello che stava facendo Giuliani era sbagliato.
Eppure non c'è volta in cui si cita questa storia in cui io non riesca a commuovermi per lui.
Ricordate l'intervista su Vanity alla mamma?
Non so voi ma io non riesco a darle tutti i torti.